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quote_openIn un momento dove la politica sembra essere distante dai cittadini, bisogna ripartire dalle idee sane e dare fiducia agli uomini che la meritano: chi può documentare il proprio impegno quotidiano nel tempo, offre una garanzia per quello che farà in futuro.quote_close

Giampiero Panfili

Il primo consiglio comunale senza Fabrizio Cardarelli

Articolo inserito martedì 19 dicembre 2017

Il saluto del Presidente del Consiglio Giampiero Panfili   

È per me particolarmente gravoso e difficile essere qui. Anche se me lo impone il mio dovere istituzionale, il compito che mi aspetta oggi è quello di presiedere una seduta di Consiglio che non può essere come le altre.

Quello che è successo una settimana fa è uno strappo traumatico per la comunità e una ferita particolarmente dolorosa per me che conoscevo Fabrizio da quasi cinquant’anni. Ci legano tanti ricordi, tante passioni, tante cose in comune. I fatti della vita e le tante circostanze che hanno contraddistinto il nostro percorso politico hanno reso salda la nostra amicizia. Un’amicizia che si è rafforzata in questi anni di duro lavoro per la città, in cui abbiamo dovuto affrontare una serie di sfide che sono andate spesso al di là dell’ordinario e che Fabrizio ha sempre vissuto con dedizione e passione, determinazione ed entusiasmo. Una scomparsa così repentina e assurda lascia un vuoto incolmabile, soprattutto da parte di chi sapeva così bene riempire la vita di chi gli stava attorno e la cui dose di umanità – schietta, diretta, verissima – riusciva a conquistare qualsiasi interlocutore. Lo ha dimostrato l’abbraccio potente e commosso della città ai funerali in Duomo.

Essere in questa sala che l’ha visto tante volte appassionarsi, infervorarsi ed emozionarsi per le miriadi di questioni e di problematiche che comporta l’impegno politico – lui che, senza mai risparmiarsi, concepiva e viveva la politica come servizio assoluto e disinteressato nei confronti di ogni cittadino – ci fa sentire ancora più intensamente la sua perdita, facendola assomigliare terribilmente – l’ho detto più volte – a quell’indescrivibile mancanza che si prova quando si è orfani. E lui, che ha saputo imporsi con ferma autorevolezza e bonaria umanità, aveva proprio l’atteggiamento di un padre, un padre anche per la comunità, per come affrontava le cose, con quel piglio sicuro e battagliero, per come riusciva a stemperare problemi e difficoltà con un sorriso e una pacca sulla spalla e per come sapeva incarnare quelle qualità che considerava forse al di sopra di tutte le altre: l’onestà e la riconoscenza.

La scomparsa di Fabrizio ci lascia un’eredità importante che abbiamo il dovere di onorare e chiama tutti noi ad un maggiore impegno e ad un più alto senso di responsabilità. Lo dobbiamo in primis ai cittadini.