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Giampiero Panfili

Interrogazione urgente su Fondazione per la conservazione ed il restauro dei beni librari

Articolo inserito lunedì 11 novembre 2013

Premesso che:

-    il Ministero dei Beni Culturali, la Regione dell’Umbria, la Provincia di Perugia e di Terni, nonché il Comune di Spoleto e la Cassa di Risparmio di Spoleto, hanno voluto e creduto nel progetto della Fondazione per la Conservazione ed il restauro dei beni librari tanto da esserne i soci fondatori alla fine degli anni 90;

-    i corsi organizzati dalla Fondazione si sono rivelati altamente professionalizzanti al punto che i soggetti che si sono formati in quelle strutture, hanno trovato riconoscimento ed apprezzamento ai massimi livelli nazionali ed internazionali: Bibilioteca dalla Marciana di Venezia, la Centrale di Firenze, l’Istituto centrale per il restauro librario di Roma, la Biblioteca Apostolica Vaticana, la London Metropolitan Archives, la British Library di Londra, la Library of Congress fino alla Folger Shakespeare di Washington;

-    la Fondazione rappresenta evidentemente un polo di eccellenza assoluta di cui la città di Spoleto in primis, e l’intera Regione, vanno assolutamente fieri. Il progetto si è andato consolidando al punto che anche l’Università di Perugia aveva mostrato interesse per la formazione didattica offerta dalla Fondazione;

-    la normativa nazionale prevede un corso quinquennale per il diploma di restauratore librario, mentre la didattica della scuola prevede una formazione triennale. Detto elemento impone alla scuola la necessità di trovare sinergie con altre realtà per rimanere competitiva nell’offerta formativa, anche a fronte dei corsi di laurea già istituiti a Roma, Firenze, Bologna e Codroipo.

-    la situazione economica e finanziaria della Scuola di restauro dei libri, presenta però alcune criticità di bilancio con un passivo di circa 124 mila euro. A fronte di una situazione già difficile, la provincia di Terni ha deciso di sfilarsi dalla Fondazione mentre la regione dell’Umbria ha ridotto il proprio contributo da 50 a 15 mila euro l’anno. La stessa Provincia di Perugia, pur rimanendo all’interno del CDA della Fondazione non ha versato alcun contributo economico.

Considerato che:

-    l’improvviso venire meno delle risorse, senza prevedere contestualmente un piano di ristrutturazione e di ripensamento della realtà didattica, significa distruggere completamente una risorsa che ha dato ottimi frutti negli anni, facendo morire una esperienza professionale e formativa che invece andrebbe valorizzata anche nell’ottica di una riorganizzazione del progetto;

-    i soci fondatori hanno fatto investimenti importanti per una sede consona e prestigiosa che potesse adeguatamente ospitare la scuola;

-    dopo il ricorso alla cassa integrazione, i contratti per il personale della scuola sono stati trasformati in part-time e, nonostante questo, sono mesi che non vengono erogati gli stipendi.

Valutato che l’immobilismo del CDA rischia soltanto di lasciar morire l’ennesimo fiore all’occhiello del nostro territorio.

Ciò premesso considerato e valutato, il sottoscritto Consigliere Provinciale del PDL Giampiero Panfili interroga la SV per sapere:

-    se non si ritenga dovuta una spiegazione chiara circa il futuro della scuola e la sorte dei lavoratori, illustrando quale siano le reali prospettive per questa realtà;

-    quali siano gli accordi economici tra la Fondazione e la Provincia di Perugia;

-    se non si ritenga opportuno farsi carico immediatamente del problema dei lavoratori della scuola.